Sono numerosi gli interventi a supporto del mondo aziendale inseriti nella Manovra di Bilancio 2026, che rappresenta un valido sostegno anche a favore delle imprese del Mezzogiorno. Con la nuova Finanziaria, infatti, il Governo ha prorogato e rifinanziato il credito d’imposta per la ZES Unica, stanziando rispettivamente 2,3 miliardi di euro per il 2026, 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. 

La misura, che in passato ha già generato oltre 28 miliardi di euro di investimenti privati nei territori del Sud Italia, rappresenta indubbiamente un’opportunità di crescita per le imprese che intendono promuovere interventi di innovazione, ampliamento e ammodernamento delle strutture produttive. 

Prima di passare in rassegna le caratteristiche del bonus investimenti varato con la Manovra 2026, comprese le novità rispetto alla normativa precedente, i vantaggi e le nuove modalità di fruizione e richiesta dell’agevolazione, è importante fare chiarezza sulle peculiarità della ZES Unica, intesa come leva fiscale volta a incentivare le iniziative di investimento a medio e lungo termine. 

Che cos'è lo spoofing?

Lo spoofing (o caller id spoofing, fake caller id, email spoofing, ecc.) è una tecnica che consiste nella falsificazione del mittente nelle comunicazioni via SMS, CHIAMATA o via EMAIL.
 

In tutti e tre i casi, la vittima vede comparire il contatto del proprio Istituto di Credito, un numero di telefono conosciuto, o qualsivoglia testo noto, quando in realtà è il criminale ad agire oscurando il proprio contatto originale. 
Un attacco di spoofing è sempre basato sull’ingegneria sociale: il truffatore, dopo aver oscurato la sua vera identità, studia la vittima e cerca di fare leva sui suoi punti di debolezza, come ad esempio la paura o l’ingenuità.

 

Come funziona?

Falsificazione del numero di telefono

Le compagnie telefoniche utilizzano un campo identificativo denominato “Calling Line IDentifier (CLI)” che consente ai propri clienti di visualizzare il numero in ingresso in caso di chiamata/sms.

Oggi quasi tutti gli smartphone sono dotati di un sistema operativo e di una linea compatibili alla visualizzazione di tale dato. Lo spoofing interviene proprio sulla manomissione del CLI (detto anche “Caller ID”).
Il frodatore modifica il proprio numero e la vittima lo vede apparire sotto il nominativo/numero di un’altra persona o istituto.

L’evoluzione della rendicontazione

Per tentare di ovviare a questo problema viene in aiuto la legge che sta appunto trasformando la rendicontazione della sostenibilità fatta dalle imprese da un'iniziativa volontaria a una prassi obbligatoria, anche per quelle di piccole dimensioni.
L’obiettivo è semplice: uniformare le varie informative a standard ben definiti rendendo più facile identificare i casi di greenwashing e adeguare gli standard di rendicontazione alle normative internazionali.

Per questo, dal 2025, le aziende più grandi per prime dovranno pubblicare obbligatoriamente il loro bilancio di sostenibilità (riferito quindi all’anno di esercizio 2024), utilizzando i più stringenti e dettagliati European Sustainability Reporting Standards (ESRS) imposti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) approvata nel 2023.

Mentre l’introduzione dell’obbligo per le aziende di dimensioni più contenute avverrà in maniera scaglionata. Questo significa che le PMI quotate dovranno pubblicare il report per l'esercizio 2026 nel corso del 2027, con la possibilità aggiuntiva di optare per un reporting semplificato.

Recentemente, infatti, l'Unione Europea ha introdotto il "Pacchetto Omnibus" con l'obiettivo di semplificare gli obblighi di rendicontazione per le piccole e medie imprese, esentando molte di piccole dimensioni dall'obbligo di rendicontazione obbligatoria.
Tuttavia, le PMI possono comunque scegliere di adottare pratiche di rendicontazione volontaria per migliorare la loro trasparenza in questo ambito, con tutti i benefici connessi che questo comporta.

Cos’è la Zona Economica Speciale Unica 


Per ZES Unica (Zona Economica Speciale Unica) si intende l’area geografica che comprende una rosa di regioni, nello specifico Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna e Umbria. 

Nata con l’obiettivo di potenziare lo sviluppo dell’economia del Mezzogiorno e favorire nuova occupazione al Sud, la ZES Unica consente alle imprese di accedere a regimi fiscali agevolati e numerose semplificazioni amministrative, in particolare crediti d'imposta, l’Autorizzazione Unica e lo Sportello Unico Digitale ZES. 
 

Cosa prevede il bonus investimenti ZES Unica 2026

Come stabilito dalla Legge di Bilancio 2026, l’agevolazione per la ZES Unica consiste nella concessione di un credito d’imposta relativo al costo degli investimenti in beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive esistenti o nuove. 
Il bonus investimenti viene erogato per diverse tipologie di intervento:
Collegamento di esempio
Acquisto di macchinari, impianti e attrezzature.
Acquisto di beni immateriali strumentali.
Investimenti funzionali alla transizione digitale e alla transizione ecologica. 

Intensità massima del credito d’imposta 


L’intensità del credito d’imposta per la ZES Unica varia in base a specifiche aliquote massime, che dipendono dalla regione in cui viene attivato l’investimento ma anche dalle dimensioni dell’impresa richiedente, come specificato in questo schema:  
 

  • piccole imprese: credito d’imposta fino al 60% (35% per la regione Abruzzo); 
  • medie imprese: credito d’imposta fino al 50% (25% per la regione Abruzzo); 
  • grandi imprese: credito d’imposta fino al 40% (15% per la regione Abruzzo). 

In ogni caso, sarà l’Agenzia delle Entrate a determinare la percentuale effettiva in funzione delle risorse disponibili e del numero di comunicazioni presentate dalle imprese. Qualora le domande siano superiori al plafond previsto, infatti, l’importo utilizzabile verrà ridotto in modo proporzionale calcolando una percentuale di riparto.  

A titolo di esempio: con un budget pari a 1 miliardo di euro e una quantità di crediti complessiva pari a 1,25 miliardi di euro, la percentuale di riparto sarà dell’80% (in altri termini, se la quota spettante era di 100mila euro, con il riparto ne saranno assegnati 80mila). 

Cumulabilità e accesso al bonus ZES Unica 


Il credito d’imposta ZES Unica 2026 è cumulabile con altre agevolazioni, a patto che non vengano coperti due volte gli stessi costi e che non il costo totale sostenuto non sia superato.
Per quanto riguarda le nuove modalità di accesso al beneficio, infine, sono previste due comunicazioni telematiche da inoltrare seguendo precise scadenze: 
 

  • comunicazione principale da inviare tra il 31 marzo e il 30 maggio del 2026, 2027 e 2028, indicando le spese già sostenute dal 1° gennaio e le spese previste entro il 31 dicembre dello stesso anno; 
  • comunicazione integrativa da inviare tra il 3 e il 17 gennaio dell’anno successivo in cui si confermano gli investimenti realizzati, indicando l’ammontare del credito maturato, le fatture elettroniche e gli estremi della certificazione richiesta. 

Il credito d’imposta è utilizzabile solo in compensazione tramite modello F24, mentre la percentuale effettiva realmente fruibile sarà resa nota entro 10 giorni dalla scadenza delle comunicazioni integrative, mediante un provvedimento ad hoc emesso dall’Agenzia delle Entrate. 

Alla luce degli incentivi fiscali e delle semplificazioni offerte, quindi, la ZES Unica del Mezzogiorno non può essere considerata un’area di sviluppo ma una vera e propria leva di crescita per le attività che vi operano e che hanno l’opportunità di cogliere non pochi vantaggi competitivi

L’impegno di BPER per la crescita delle imprese  


A dimostrazione del proprio impegno nel supportare gli imprenditori del territorio e nel sostenere attivamente lo sviluppo delle imprese, BPER Banca ha aderito al protocollo d'intesa tra ABI e la Struttura di Missione ZES istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, portando avanti iniziative volte a favorire l'accesso al credito delle imprese che investono nelle Zone Economiche Speciali.

Un obiettivo ambizioso che può concretizzarsi non solo attraverso gli strumenti di incentivazione pubblica, ma anche grazie al coinvolgimento delle banche. Con la sua partecipazione, in particolare BPER si propone di realizzare attività volte a supportare l’insediamento e la crescita, offrendo strumenti finanziari innovativi e servizi di consulenza specializzati.

Rivolgendosi soprattutto alle imprese che operano nell’ambito di filiere e tecnologie strategiche - come agroalimentare e agroindustria, turismo, elettronica e ICT, Made in Italy di qualità, chimica e farmaceutica ma anche navale e cantieristica -, BPER offre una rosa di soluzioni tra cui spiccano:

  • analisi dei bisogni delle imprese;
  • definizione di percorsi personalizzati per la transizione sostenibile;
  • miglioramento dell’impatto territoriale e della reputazione aziendale.

Tutte le banche aderenti al protocollo, inoltre, garantiscono il loro impegno per:
 

  • fornire informazioni aggiornate sui principali strumenti agevolativi attivi a livello nazionale e regionale, utili ai fini della realizzazione degli investimenti sui territori della ZES Unica;
  • agevolare il supporto consulenziale su tutto il territorio nazionale;
  • promuovere incontri territoriali dedicati alle imprese e alle filiere per analizzare la situazione aziendale, individuare punti di forza e criticità e valutare le prospettive di sviluppo e i fabbisogni di sostegno;
  • offrire momenti di formazione e informazione per le imprese già ubicate o che intendono ubicarsi nelle ZES.

La nostra proposta per le imprese

Diamo valore ai progetti offrendo supporto concreto per realizzarli.

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Voluptas facilis id unde et dolore sapiente quo rerum. Eos ullam ad.

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Voluptas facilis id unde et dolore sapiente quo rerum. Eos ullam ad.

*fonte: studio “Seize the Change” di Ernst&Young Italia


Per questo, le imprese di qualsiasi settore stanno investendo sempre di più per rendere il loro business attento all’ambiente, convinte che si tratti di un elemento di vantaggio competitivo sul mercato nel medio-lungo termine.
A pensarla così è l’87% delle società intervistate nell’ultima edizione dello studio “Seize the Change” di Ernst&Young Italia pubblicato un anno fa.
La ricerca ha poi evidenziato che circa l’80% delle aziende ha affermato di avere avviato un piano di sostenibilità con obiettivi specifici (il 10% in più rispetto alla precedente rilevazione del 2023). Mentre il 65% ha definito azioni concrete per mitigare gli effetti del cambiamento climatico: erano solo il 38% nel 2022.
Le azioni più significative avviate sono legate alla riduzione delle emissioni e alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Mentre quasi il 60% dei rispondenti ha dichiarato di prevedere al proprio interno una funzione CSR (Corporate Social Responsibility) o legata alla sostenibilità, in aumento di quasi il 30% rispetto all’anno precedente.

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