Sono la prima vera generazione di nativi digitali, nati a cavallo del nuovo millennio, con Internet sempre a portata di tasca grazie a smartphone e telefoni cellulari perennemente connessi.
I più giovani sono ancora a scuola. Gli “anziani” sono alle prese con l’Università o le prime esperienze lavorative. Nella maggior parte dei casi vivono ancora a casa dei genitori, ma hanno un consistente gruzzoletto da gestire in autonomia per le loro spese quotidiane. Frutto di lavoro o lavoretti saltuari, ma anche mance, regali o paghetta proveniente dai genitori. E ancora, spesso hanno anche ricevuto (in genere dai nonni) i ricavi di piani di investimento, abitazioni e così via.

Sociologi, economisti e analisti, per convenzione sociale, li hanno rinominati Generazione Zeta. E sono i nati tra il 1997 e il 2010. Oggi hanno tra i 14 e 27 anni circa. E si differenziano dai loro predecessori, i Millennials, per tutto un insieme di fattori valoriali e di comportamento in ogni ambito della vita quotidiana, risparmio compreso.
 

Nella scala dei valori, il lavoro è al sesto posto. Un mezzo e non un fine


Sono pragmatici, consapevoli e molto più in grado di farsi rispettare rispetto alla generazione che li ha preceduti, i Millennials. Per loro il lavoro non è prioritario: secondo una ricerca condotta a livello globale dalla multinazionale di ricerche di mercato Ipsos e volta proprio a indagare le principali caratteristiche di questa fascia di età, nella scala dei loro valori il lavoro viene solo al sesto posto, dopo la famiglia, l’amicizia e l’amore, ma anche dopo il divertimento e la cultura. È un mezzo per ottenere uno stipendio, non un fine. Per questo non hanno paura di rifiutare una posizione lavorativa se ritengono che non offra condizioni per loro imprescindibili. Vale a dire un equo compenso, ovviamente, ma anche un giusto equilibrio tra vita privata e attività lavorativa, con la possibilità di svolgere parte delle mansioni in smart working. 


Vivono in ambienti multiculturali e multietnici: e questi sono i loro nuovi valori

Essendo cresciuti in un ambiente multiculturale e multietnico sono molto più inclusivi, attenti alle diversità e sensibili ai diritti civili rispetto ai loro predecessori. E hanno maggiormente a cuore il benessere dell’ambiente. Sono infatti la generazione più preoccupata circa le ricadute sostenibili dei loro comportamenti di acquisto e agiscono concretamente con l’obiettivo di ridurre al minimo il loro impatto sul pianeta e contrastare il cambiamento climatico. Quando acquistano, privilegiano prodotti e marchi di aziende che hanno un occhio attento alla sostenibilità. E sono convinti che andrebbero maggiormente sostenute quelle società che hanno maggiori opportunità di guidare il cambiamento. 

Il rapporto con il denaro? Un atteggiamento con alcuni chiaroscuri
*fonte Nomisma
Collegamento di esempio

L'80% dei ragazzi tra i 18 e i 25 anni gestisce denaro in autonomia.*

Il 39% dei ragazzi tra i 23 e i 25 anni valuta attentamente un acquisto.*
1 giovane su 5 non pensa ha quanti soldi ha a disposizione prima di una spesa.*

*fonte Nomisma 

Per quanto riguarda il loro rapporto con i soldi, l’80% dei ragazzi tra i 18 e i 25 anni gestisce denaro in autonomia, ma spesso ha poca consapevolezza di come lo spende. È questa la fotografia scattata da Nomisma, società di consulenza e analisi di mercato, in una recente indagine che ha l’obiettivo di analizzare il rapporto degli appartenenti alla Generazione Z (o almeno una parte di essi, escludendo i più giovani under 18) con il risparmio. I dati delineano un quadro molto chiaro: solo il 42% dei ragazzi intervistati di età compresa tra i 18 e i 22 anni sostiene di valutare attentamente l’opportunità di fare o meno un acquisto. Percentuale che scende al 39% nel caso di chi ha tra i 23 e i 25 anni. E c’è ancora una componente significativa di giovani, 1 su 5, che non pensa a quanti soldi ha a disposizione prima di effettuare una spesa. Agiscono, infatti, per lo più per soddisfare un bisogno immediato, senza soffermarsi eccessivamente a pensare alle conseguenze o al futuro.

Prediligono, poi, gli strumenti digitali. Il 70% degli intervistati ha un conto corrente bancario o postale, il 66% dichiara di possedere una carta prepagata e il 57% ha a disposizione un bancomat. Utilizzano wallet e app per disporre pagamenti anche tramite il telefono. E il 19% di loro utilizza le crypto wallet.

Risparmio: solo il 2% sa valutare i rischi di un investimento

Non solo. Gli appartenenti alla Gen Z sono anche poco propensi al risparmio. Tra coloro che effettuano qualche investimento, infatti, solo 2 su 10 sanno valutarne correttamente i rischi. Appaiono poi particolarmente preoccupati per il loro futuro, soprattutto economico. La situazione finanziaria globale e le difficoltà riscontrate nel mondo del lavoro, anche da parte degli appartenenti più “anziani” a questa generazione, porta a notevoli difficoltà nel far fronte a spese mensili fisse, come un mutuo o un affitto, rendendo quindi ancora necessario l’intervento dei genitori. 

Entro il 2030 i ragazzi erediteranno 2 mila miliardi di euro 

Eppure, dicono le stime, a breve i giovanissimi potrebbero trovarsi ad avere a disposizione importanti ricchezze. Stando ai dati diffusi dall’Aipb (l’Associazione Italiana Private Banking), infatti, entro il 2025 in Italia si dovrebbe assistere ad un trasferimento di circa 200 miliardi di euro, per un totale cumulato di quasi 2 mila miliardi di euro di ricchezze che, da qui al 2030, verranno ereditati da Milllennials e Gen Z. Si tratta di capitali, ma anche lasciti, investimenti e patrimoni immobiliari accumulati nel tempo dalle generazioni più anziane, gli yuppies soprattutto, che proprio sul lavoro e la realizzazione personale hanno basato la loro vita. Un fenomeno, in realtà, già parzialmente in atto, iniziato soprattutto post-Covid, che sta portando la generazione attuale ad essere l’unica a dover gestire una ricchezza non costruita, da lavoro, risparmi e sacrifici, ma solo ereditata. 



Il ruolo della famiglia nella gestione dei soldi

Tra gli intervistati, meno del 40% ha un lavoro più o meno stabile. Chi non lavora ricorre alla famiglia nel 72%. Chi, invece, ha una qualche forma di paga mensile, anche se si tratta di contratti a tempo determinato, ha necessità di un intervento dei genitori nel 62% dei casi. 

Ma uno dei dati più rilevanti che emerge dall’indagine, è che i ragazzi imputano alla famiglia di origine la loro scarsa propensione a monitorare entrate e uscite. Secondo i giovani, infatti, sono proprio i genitori a non aver insegnato loro come si tiene traccia delle spese. Per questo, continua lo studio di Nomisma, meno di 1 ragazzo su 2 tra i 18 e i 22 anni (il 43%) monitora in modo continuativo entrate e uscite. Mentre il 45% dichiara di annotare e controllare in che modo viene speso il denaro solo ogni tanto.

La proposta per i Teen

Un primo passo verso l’indipendenza finanziaria dei più giovani.

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